Referendum trivelle 17 aprile 2016: Perchè votare per il SI

Attualmente nel mare nostrum italiano entro le 12 miglia, risultano attive e produttive 26 concessioni per la coltivazione di idrocarburi, (35 in totale) – geometricamente sparse su 79 piattaforme e 463 pozzi. vota-siDi queste solo 4 riguardano l’estrazione di petrolio, le restanti spettano al metano. L’upstream di queste concessioni soddisfa meno del 3% dei consumi di gas e meno dell’1% di quelli di petrolio, registrati in Italia nel 2015.

Il volume di affari per lo Stato è stimabile nell’intorno dei 300 milioni di euro/anno – più o meno quanto si riesce a risparmiare sul mercato zonale elettrico siciliano ogni anno grazie ad eolico e fotovoltaico, o quanto è stato incenerito in un sol giorno a seguito della scelta governativa di evitare l’accorpamento delle elezioni amministrative con il referendum. I numeri parlano chiaro: sia in termini di upstream che di royalties, non ha senso mantenere in vita queste 26 coltivazioni di idrocarburi.

Bisognerebbe invece puntare, ad esempio, sullo sviluppo del biometano per upgrading del biogas, prodotto dalla digestione anaerobica di sottoprodotti agroindustriali ed iniettato nella rete di distribuzione nazionale del gas naturale per usi civili e industriali. Un potenziale pari al triplo della produzione associata alle piattaforme oggetto del referendum, con esternalità positive collegate alla riduzione dei gas serra, e all’indotto generato. Di fatto il DM 5/12/2013 alla base dell’incentivazione del biometano, ha presentato da subito evidenti lacune, e si è in attesa che il governo le corregga all’interno del nuovo decreto atteso dagli operatori di settore, per il kickoff impiantistico.

Spostando l’attenzione sul fronte ambientale bisognerebbe poi ricordare ai promotori del NO, che votare per il SI significa essere coerenti con gli impegni presi (dal governo) nell’ambito della COP21 sottoscritta a Parigi con altri 194 Paesi. Per contenere infatti l’innalzamento della temperatura media al di sotto dei 2 gradi centrigradi, occorre dare spazio a processi diffusi di decarbonizzazione energetica, prevedendo la rigenerazione della produzione per mezzo dell’utilizzo di fonti rinnovabili abbinata all’efficientamento dei consumi.